L’Italia cresce nei numeri e nelle rilevazioni economiche, la crisi sembra essere alle spalle, ma il Paese reale, in particolare i più giovani, restano pessimisti sul loro futuro. Sembra un paradosso, ma non lo è: la crescita si accompagna a fenomeni di polarizzazione delle risorse sempre più evidenti e l’ascensore sociale che aveva segnato il boom economico del dopoguerra si è definitivamente arrestato.
È stata presentata in questi giorni l’indagine condotta da Demopolis per Oxfam Italia, “I giovani italiani e le disuguaglianze”, che misura il pessimismo delle nuove generazioni rispetto a quello che sarà il loro futuro. Tra i dati raccolti ne spicca uno su tutti, 8 intervistati su 10 pensano che oggi in Italia ci sia un’accentuata disuguaglianza intergenerazionale, il 66% degli intervistati, ritiene che chi oggi studia o inizia a lavorare avrà un tenore di vita e una posizione sociale ed economica peggiori rispetto alla precedente generazione. Solo un intervistato su quattro immagina una permanenza di status e opportunità simili a quelle della generazione dei propri genitori e solo il 9% ipotizza condizioni migliori.
Eppure l’Italia è ufficialmente e stabilmente in ripresa, almeno secondo le rilevazioni della seconda trimestrale dell’estate ed i dati sul mercato del lavoro dell’ISTAT. La ripresa resta debole, soprattutto rispetto ai competitors europei, ma in compenso aumenta l’occupazione, in particolare i dipendenti con contratto a termine e gli indipendenti: il tasso di occupazione aumenta di 0,5 punti, arrivando al 58,7%. La crescita dell’occupazione nel 2018 è di 387 mila occupati (+1,7% in un anno) e si concentra tra i dipendenti a termine a fronte del calo di quelli a tempo indeterminato (+390 mila e -33 mila, rispettivamente) e della crescita degli indipendenti (+30 mila).
Evidentemente gli effetti della ripresa non incidono sulla percezione di una condizione dei più giovani, i quali si ritengono penalizzati. Sempre secondo la ricerca di Demopolis, il 78% lamenta la precarietà del lavoro e le minori tutele contrattuali; il 75% l’incertezza sul futuro, 7 su 10 la dimensione penalizzante di retribuzioni basse o inadeguate e il 67% individua inique prospettive previdenziali e di accesso alla pensione. Dati che rispecchiano una composizione del mercato del lavoro sempre più polarizzato e frammentato: i lavoratori dipendenti a termine sono il 17% del totale dei lavoratori dipendenti, in un contesto, il 2018, caratterizzato da un deciso aumento dell’occupazione e dalla diminuzione della disoccupazione e del tasso di popolazione inattiva.

L’occupazione cresce anche per i giovani di 15-34 anni, per le donne e nelle regioni del Centro e del Mezzogiorno.
Si conferma inoltre una fase congiunturale di crescita per le imprese dell’industria e dei servizi,che determina la crescita della domanda di lavoro, con un aumento delle posizioni lavorative del 2,5% su base annua. Cresce anche il costo del lavoro,+2,5% registrato nel secondo trimestre del 2018 rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, sintesi, secondo i dati dell’ISTAT, di un aumento più sostenuto degli oneri sociali (+1,5% su base congiunturale e +4,3% su base annua) rispetto a quello delle retribuzioni (+0,4% su base congiunturale e +1,9% su base annua).
Infine, sempre secondo dati DEMOPOLIS, 4 giovani su 10 ritengono di non possedere oggi le informazioni sul mercato del lavoro necessarie per le scelte professionali o lavorative da assumere e il 61% dei giovani intervistati dichiara di non aver avuto un orientamento sufficiente per compiere una scelta consapevole tra studio e lavoro.
La scuola pubblica, per il 58% dei giovani, garantisce solo in parte, e con livelli di qualità molto differenti, uguali opportunità. 3 intervistati su 10 credono che la scuola non dia opportunità.