L‘avvento dell’era digitale ha rappresentato per i mezzi d’informazione cartacei una brusca cesura con un passato che li aveva visti protagonisti nella distribuzione delle notizie.

Come l’avvento del digitale ha soppiantato l’editoria cartacea

La perdita di lettori dovuta a cause anagrafiche, non trova rimpiazzo nelle nuove generazioni che sono invece prevalentemente orientate verso l’informazione digitale. D’altra parte, l’offerta di informazione nell’ecosistema digitale non comprende solo i media tradizionali. Aggregatori di notizie, la possibilità di raggiungere quei soggetti che diffondono direttamente le notizie che li riguardano e più in generale l’ampia presenza di fonti gratuite, contribuiscono a ridurre il ruolo dei media tradizionali. La diretta conseguenza di ciò è la riduzione degli introiti pubblicitari dell’editoria cartacea, che tuttavia non viene rimpiazzata da uguali introiti nelle versioni digitali.

Uno studio del Pew Research Center ha rivelato che per ogni dollaro guadagnato con l’edizione digitale, le stesse testate ne perdono 7 con l’edizione cartacea. Si tratta dunque di un problema di portata globale ed epocale per il mondo dell’editoria e dell’informazione, che ha già determinato una significativa perdita di posti di lavoro. Una situazione in divenire, a tal punto che risulta difficile arrischiare previsioni ed ancora di più immaginare nuovi modelli di business che facciano coesistere proficuamente cartaceo e digitale.

New York Times: una storia vincente

In questo contesto non c’è da stupirsi se le varie testate agiscono in ordine sparso. Esempio di scelta vincente è quella del New York Times, la cui edizione digitale a pagamento è identica a quella cartacea. In altri termini il lettore può scegliere il supporto preferito senza dover subire discriminazioni. Questo risulta possibile dal momento che l’edizione digitale è disponibile, salvo pochi articoli, solo a pagamento. Naturalmente il presupposto di questa strategia è basato sulla qualità del contenuto che il NYT offre ai propri lettori. Una qualità tale da giustificare la spesa che essi sostengono, laddove potrebbero invece accedere a siti d’informazione gratuiti come l’Huffington Post.

Il NYT ha, inoltre, proficuamente cavalcato la crescita dell’utilizzo di apparecchi mobile: sono disponibili infatti ben 11 app specializzate per contenuti o device. Una di queste, in particolare, si rivolge agli appassionati di realtà virtuale abbinando l’informazione alla spettacolarità che questa tecnologia, relativamente nuova, può offrire. Riassumendo: attenzione agli sviluppi della tecnologia e l’alta qualità dei contenuti sono gli ingredienti che hanno portato il New York Times fuori dalla crisi.

Se il modello sia applicabile anche in Italia, o se addirittura vi siano i presupposti di base per poterlo fare, è un quesito al quale al momento sembra ancora difficile dare risposta.

Alberto Torchio