IL GIRO DI AGOSTINO

“Non mi decisi di andare a Roma perché gli amici che mi sollecitavano a ciò mi promettevano maggior guadagno o maggior prestigio. Il motivo principale e pressoché unico fu che sentivo dire che là i giovani si dedicavano allo studio più tranquillamente ed erano tenuti calmi da una più ordinata disciplina coercitiva cosicché non irrompevano abitualmente da maleducati nell’aula di un altro maestro.”

Era un freelance Agostino da Tagaste, maestro di retorica. Lascia la vivace capitale delle Provincie d’Africa, rischiando perfino, per mare avverso, dai finire in bocca ai pesci, e va a ficcarsi nella bolgia della capitale di un impero ormai morente. Cercava. Come si suol dire un mercato dove la qualità della domanda fosse migliore e il suo talento ricevesse la stima che si meritava, almeno secondo la sua soggettiva percezione. Ma è una situazione ben grana quella che trova, la concorrenza è sfrenata, accadono cose tipiche delle situazioni di sovraofferta, la clientela, tutti rampolli di famiglie benestanti è poco raccomandabile.
Sappiamo come è andata a finire: per proteggersi dai rischi di mercato tipici del lavoro autonomo, Agostino cerca un posto pubblico e grazie a Simmaco lo trova a Milano. Ma qui comincia un’altra storia.

Comincia così “Vita da freelance” il libro che Sergio Bologna e Dario Banfi scrivono qualche anno fa sul lavoro e sui lavoratori autonomi, cercando di raccontare quella che potrebbe essere un’altra storia del lavoro nell’Italia che esce dalla postmodernità per entrare nella complessità della società delle reti. Di questo mondo complesso Agostino è ancora un vero campione.

Durante il Festival delle Radio Universitarie, a Verona, avevamo pensato di raccontare il mondo del lavoro autonomo così come lo vedevamo in giro per l’Italia, immaginando Agostino che scappa da Roma, va a Milano a bordo di un FrecciaRossa1000 ed arriva in Centrale in mezzo al caos creativo dell’unica città italiana davvero “europea”.

Nonostante il lavoro sia oggi sempre più autonomo e sempre più freelance, si continua con tenace ostinazione a leggere il mondo con le lenti del secolo scorso. Il cambiamento va compreso senza pregiudizi, e possibilmente va governato, cercando di favorire la partecipazione delle persone che ne vivono conseguenze ed effetti. Ma prima di ogni altra cosa va studiato e raccontato, anche al di là dei numeri.

A maggio 2017 entra in vigore la prima legge sul lavoro autonomo, due anni prima il primo sciopero sui social dei freelance contro l’aumento delle aliquote INPS, tre anni prima il primo FreeLance Day.
A dodici mesi dalla legge sul lavoro autonomo riparte il nostro “viaggio” che ha forse più senso oggi di quanto non ne avesse prima. Un giro d’Italia alla scoperta dei freelance dai mille volti (e professioni) e del lavoro che cambia.